Il Team Penning

IL TEAM PENNING: LA FILOSOFIA

Il Team Penning è di sicuro una disciplina molto particolare.  Non rientra tra gli sport più conosciuti, né molte persone hanno idea di cosa sia realmente e al suo nome, incuriositi, chiedono subito ”cos’è??”.
Non è nemmeno un’attività che possa essere relegata a semplice hobby, visti i sacrifici, il tempo e le risorse di cui necessita per essere praticata, a partire dall’impegno notevole e costante che richiede la cura del proprio cavallo.
Ma c’è qualcosa che probabilmente la rende speciale,tanto da lasciare la sensazione che non siamo noi a sceglierla, ma è lei stessa ad esercitare una specie di richiamo che per alcuni è impossibile da ignorare.
Ogni penner ha le sue motivazioni per correre, se le porta nel cuore, lo accompagnano in arena, e gli danno lo spirito e la carica necessari.
Ma se qualcuno gli chiedesse cosa lo spinge a farlo, affrontando tutti i sacrifici richiesti, la risposta rimanderà quasi sempre a quel potere attrattivo che sente dentro e che probabilmente chi ne è privo non potrà mai comprendere a pieno.
E’ l’America la terra madre che culla in sé i sogni di ogni penner, quella terra in cui  allevare bovini e gestire le mandrie è la routine che si ripete dal XVI secolo in una lunga linea di tradizioni e usanze.
Ed è proprio da li, da quelle terre lontane e sconfinate capaci di sprigionare un fascino ineffabile, che parte “il richiamo”. Come fosse un canto rimasto vivo nella storia, che ha attraversato i secoli per giungere fino a noi e incantare l’animo di chi è pronto a farsi rapire dallo “Spirito del West”.
Le lunghe distese verdi, le migliaia di capi di bestiame che lo attraversano sotto l’occhio vigile dei cowboys, il rapporto diretto e senza mediazioni con una natura selvaggia e imponente, quel misurare la propria resistenza e la propria abilità nella sfida di un lavoro duro come pochi, e la polvere, le stelle, la magia dei canti notturni, le leggendarie storie narrate di generazione in generazione.
Praticare il Team Penning è questo: entrare in un’altra dimensione, lasciarsi tutto alle spalle e cimentarsi in questa vita tentando di percepirne le sensazioni.
E allora si è pronti per questa avventura, perdendo la cognizione del tempo che passa, ora dopo ora, un go dopo l’altro, sotto al sole o sotto la pioggia,fino alla fine, fino a quando anche l’ultima luce si sarà spenta e allora non  resterà che tornare a casa portandosi nel cuore ogni attimo impresso fugacemente dentro di noi.
Ma c’è qualcos’altro di veramente speciale che spinge a preferire il TP rispetto ad altre discipline, qualcosa che riguarda il ruolo stesso del cavallo,e la possibilità che viene donata al nostro insostituibile compagno di poter seguire il suo istinto, che nel TP viene definito “cow sense”.
Il cow sense  (letteralmente = senso del vitello) consiste nella capacità evidentemente spiccata in alcuni cavalli, di poter “sentire”, capire, intuire i movimenti del vitello, le sue prossime mosse.
Pensare che al cavallo venga data una sua libertà di espressione, a differenza di altre discipline che risultano essere palesemente più coercitive e alienanti, credo sia in assoluto la cosa più bella del TP e che andrebbe costantemente rivalutata.
Il vitello è li con i suoi grandi occhi sgranati e incuriositi e lui riesce a leggerli, a decifrarne le intenzioni,a capire, anzi a sentire, cosa intenderà fare, quale sarà la sua prossima mossa, da quale parte sarà pronto a virare velocemente tentando di svincolarsi dal controllo del penner per tornare in mandria. E lui, il cavallo, veloce, con intuito scatta sui posteriori e via, inizia la sfida, una sfida in cui il cavaliere al contempo guida e si lascia guidare, la sua concentrazione sale al massimo quasi per non disturbarne i movimenti: la fiducia dell’uomo, la natura del cavallo, una fusione, uno spettacolo da assaporare forse più in silenzio che gridando, mentre da fuori, i più attenti conoscitori di queste dinamiche potranno carpirne le vibrazioni e, ammiccando un sorriso che forse qualcuno non comprenderà, penseranno a quanto sia fantastico tutto questo.
Questo è quel che bisogna amare del TP, questa filosofia che lo rende unico,perché fatta della complicità uomo-cavallo e della libertà d’espressione di entrambi.
E questo è il suo cuore reale, a dispetto di quanti tendono a lasciarsi trascinare da un agonismo esuberante che nulla ha a che vedere né con lo Spirto del West e delle sue tradizioni e né con lo spirito di chi ama davvero i cavalli.
E da li, da fuori, il pubblico appassionato si lascia andare a un tifo che accompagna ogni azione trasportato dall’incitazione che nemmeno lo speaker può trattenere,  mentre i bambini che assistono a tutto questo già sognano un giorno di poter entrare anche loro a gareggiare in quell’arena .
E il tempo scorre, le ore passano veloci, la polvere riempie ogni cosa e si insinua pian piano sulle falde dei cappelli, sulle camicie, tra le mani già intrise dell’odore dei finimenti, e dentro di noi, come fosse simbolicamente parte di quella polvere che partiva da così lontano per arrivare fin qui.
La stanchezza, quella un penner la conosce molto bene, ma non la teme, né la sente,perché correre significa correre dietro ai propri sogni e chi corre dietro a un sogno altro non sente se non la passione che lo spinge.
Così, a fine giornata, si torna a casa, un po’ acciaccati forse, ma ancora non sazi ci chiederemo già quando sarà la prossima volta.
E un giorno riprendendo in mano una vecchia e impolverata coccarda o quella foto scattata nel lampo di un secondo, chiuderemo gli occhi e avremo ancora la sensazione
di avere nella testa il frastuono, le luci, le note di quell’inno che apre ogni gara e che ogni penner, fiero, ascolta col cappello posato sul petto, lo sguardo dei nostri compagni prima di quell’ultimo interminabile go, e la voce tuonante dello speaker che accende l’adrenalina in campo mentre annuncia “il vitello per voi è il numero …..”………. e via, inizia l’avventura.

 

LA DISCIPLINA

Il Team Penning fa parte di una serie di discipline sportive tipiche della monta da lavoro, ispirato,come le altre, alle tipiche attività svolte all’interno dei ranch americani.
La sua caratteristica principale è quella di mettere in evidenza l’abilità del cavaliere nel gestire la mandria e nel sapersi rapportare nel miglior modo possibile sia ai propri compagni che al veloce incedere del tempo.
Si tratta di un gioco di squadra in cui i partecipanti non hanno limiti di età, ma sono previste delle categorie: Open (esperti professionisti), Novice o Amateur (categorie di esordienti o dilettanti), Lady (donne), Youth (giovani al di sotto dei 18 anni).
Ogni squadra (Team) è composta da tre cavalieri.
Una volta entrati all’interno dell’arena i 3 compagni attendono che tutto sia pronto per la partenza: in quel momento i turn back (personale predisposto alla gestione della mandria in gara) sfilano via velocemente liberando il campo e i concorrenti possono procedere con decisione verso il “cuttle side” (=la zona dell’arena dov’è posta la mandria), alla ricerca dei tre vitelli col numero selezionato e indicato da un’apparecchiatura elettronica, oltre che annunciato dalla voce dello speaker che anima con fare descrittivo  le azioni in campo.
Una volta individuati i 3 capi utili questi dovranno essere isolati dagli altri e accompagnati senza alcun contatto né eccessiva pressione dalla parte opposta dell’arena, e infine fatti entrare all’interno di un recinto apposito (=“pen side”).
In quel momento il cavaliere che per primo avrà l’opportunità di chiudere il go alzerà la mano, la bandierina del giudice indicherà la chiusura del go, e il tempo verrà immediatamente bloccato.
Il TP si basa su un regolamento molto preciso e accurato che prevede specifiche norme inerenti le dinamiche di gioco, l’abbigliamento richiesto, il  comportamento dei cavalieri,  le bardature consentite, e l’atteggiamento permesso e quello invece proibito nei confronti della mandria (verso la quale vige il totale rispetto). Pena per le infrazioni compiute contro il regolamento il “No Time”: ovvero l’interruzione immediata della gara e il suo annullamento ai fini della classifica.
Gara dopo gara ogni penner diventerà sempre più esperto conoscitore del bestiame, delle varie razze, e delle reazioni del proprio cavallo in rapporto ad esse. E la velocità, elemento indispensabile per raggiungere la vittoria, verrà mescolata sapientemente ad una tecnica in costante crescita.
Infatti, se è vero che agli esordi di questa disciplina ci si preoccupava principalmente di chiudere i vitelli nel recinto il prima possibile, oggi fortunatamente si assiste ad una maggiore attenzione per la parte tecnica e una maggiore ricercatezza e cura dei dettagli: i cavalieri che entrano in campo, soprattutto i professionisti di un certo livello, ci tengono moltissimo a dare sfoggio della propria abilità dimostrando di riuscire a mantenere sapientemente la giusta tecnica durante le manovre nonostante la velocità e i ritmi convulsi tipici del gioco.
Un cavaliere di buon livello saprà gestire ogni situazione senza scomporsi eccessivamente o lasciarsi andare a grida esasperate – come capita spesso agli esordienti –  saprà spingere il vitello senza che il pubblico avverta nemmeno la sua voce,  e le sue movenze resteranno pulite e, in un certo senso, eleganti.
Non di rado, sempre più spesso, cavalieri che si dedicano al TP praticano anche il Reining e Cutting, altre discipline della MW  fondata tutte sulla tecnica.

ELEMENTI FONDAMENTALI DEL TEAM PENNING: STRATEGIE E TECNICA

Come per tutti i giochi di squadra non manca naturalmente la ricerca di strategie mirate alla vittoria. Ma non bisogna mai dimenticare che nessuna logica può valere quanto un attimo in cui la fortuna decida di baciare un penner piuttosto che un altro!

UNO IN MANDRIA
Questo tipo di strategia in genere viene applicata quando in squadra sono presenti dei penners non ancora esperti, o anche quando si è in presenza di mandrie particolarmente agitate e poco disposte a collaborare, in quanto l’entrata di un solo cavaliere per volta  permette di creare meno scompiglio tra i vitelli e di mantenere un’ottimale gestibilità della situazione. Naturalmente sarà fondamentale il controllo della mandria da parte del secondo cavaliere di turno, il quale, nel momento in cui i vitelli inizieranno a girargli davanti, saprà cogliere l’attimo giusto per agevolare il compagno nel taglio del capo individuato che verrà subito portato fuori e spinto verso il pen.
Tutti e tre i cavalieri a turno taglieranno un vitello e lo porteranno verso il recinto, avendo cura poi di tornare immediatamente verso il cuttle side per riprendere posizione e aiutare i propri compagni di squadra.
Il tutto senza dimenticarsi mai di controllare i capi già isolati ed evitare che fuggano.
DUE IN MANDRIA
Se la mandria appare sufficientemente calma in genere sono due i cavalieri ad entrare mentre il terzo resterà dietro a controllare; successivamente entrerà anche lui, appena uno dei due compagni uscirà col vitello giusto o appena riterrà che vi siano le condizioni giuste per farlo.

TRE IN MANDRIA
E’ decisamente la strategia più rischiosa, più difficile da attuare, e più probabile da fallire. E’ considerata un po’ l’ultima spiaggia quando non si ha nulla da perdere e bisogna battere dei tempi pazzeschi …..o perdere qualche scommessa: la maggior parte delle volte infatti  si risolve in una sorta di caotico stampede impossibile da recuperare!
Generalmente anche i professionisti, gli unici che potrebbero effettivamente tentare questa impresa, preferiscono sempre evitare di ricorrere a questo tipo di strategia … che forse di strategico non ha proprio nulla!

STUDIARE LA MANDRIA
Studiare la mandria è fondamentale per la riuscita della gara.
Ogni cavaliere dovrà avere cura di capire di che tipo di vitelli si tratta, come reagiscono, come si muovono. E una volta entrato in campo dovrà tentare subito di memorizzare velocemente la posizione dei vari numeri per essere pronto a direzionarsi verso quello giusto appena si inizia.
Non sempre si riesce a individuare subito il proprio numero, e a volte capita che non riescano a vederlo nemmeno i propri compagni per poterne suggerire la posizione: in questo caso bisogna entrare dentro la mandria per far girare i vitelli e osservarli con attenzione mentre sfilano, avendo cura di non agitarli troppo creando un pericoloso scompiglio.

COLLABORARE CON I PROPRI COMPAGNI
Quando si è in campo bisogna sempre tener conto delle azioni di tutti, mai agire isolatamente come fossimo da soli. Ogni azione sulla mandria si ripercuote sul lavoro che dovrà fare ciascun cavaliere e ogni cavaliere in qualsiasi momento può giovare dell’aiuto del proprio compagno che ad esempio, può riuscire a individuare un vitello prima di chi è deputato al taglio in quel momento.
L’intesa fra i componenti di un Team è una componente che fa sempre  la differenza in campo, dato che al contrario molte volte si verifica che le incomprensioni che sorgono rendano la situazione più difficile da gestire e aumentano le probabilità di commettere errori irrecuperabili.
Ogni cavaliere in genere conosce il potenziale di chi gli è accanto, i suoi limiti e i suoi punti di forza: questo è importante per evitare di metterlo in condizioni sfavorevoli e al contrario per agevolarlo nelle manovre.

MANTENERE LA CALMA E LA LUCIDITA’
Il Team Penning non è una partita a scacchi: è un gioco fatto di impulsi, si ha a che fare con l’imprevedibilità dei vitelli e con l’stinto spesso impetuoso dei propri cavalli.
Richiede necessariamente che ogni cavaliere impari a lavorare su se stesso e sul controllo delle proprie emozioni: è molto facile per un esordiente andare nel panico davanti ai vitelli recalcitranti, sceglierne uno e poi cambiare idea se le cose si mettono male, averne due davanti e non sapendo quale scegliere avvicinarli con impeto  e farli fuggire entrambi, isolarsi completamente dalla squadra e iniziare a correre in modo sfrenato su e giù per il campo senza ricoprire una precisa posizione. E purtroppo c’è da dire che questa foga di correre è caratteristica anche di molti penner la cui esperienza dovrebbe invece portarli ad avere atteggiamenti meno “esuberanti” e più logici.
Le posizioni dunque vanno rispettate, e anche quando si cambia repentinamente la tattica di gioco per via delle circostanze c’è sempre bisogno che ognuno vada a ricoprire il ruolo giusto in quel momento.

LAVORARE IL VITELLO NEL MODO CORRETTO
Non basta saper individuare il giusto numero all’interno della mandria e tagliarlo.
I vitelli sono imprevedibili e in un attimo possono compiere parabole velocissime e riportarsi in mandria in un istante. Non di rado è facile assistere a cavalieri che iniziano a correre dietro un capo girando a vuoto diverse volte senza riuscire a portarlo via. O magari quando riescono a tagliarlo si trovano poi a causarne la fuga dall’altra parte del pen per averlo spinto con eccessiva insistenza ben oltre il limite necessario.
Lasciarsi andare a queste corse insensate non serve a nulla, se non a far scorrere velocemente i minuti e portare la squadra verso il rischio di un No Time.
Stare troppo addosso al vitello è il modo più sicuro per perderne il controllo e lasciare che si prenda gioco di noi: il controllo, viceversa, si ottiene lavorandolo da un’ opportuna distanza.
Anche spingerlo eccessivamente è sbagliato: una volta isolato dalla mandria non c’è bisogno di corrergli dietro all’impazzata fino al pen side,perché arrivato in prossimità di quella zona non farà altro che il giro del campo per tornare indietro! Sarà sufficiente accompagnarlo fino a un certo punto e poi restare distanti per controllarne i movimenti.

CURA LA TUA TECNICA
E infine: angoli e fences del campo gara possono essere aiuti più validi ed efficaci di quanto non lo siano le folli corse, costituiscono comunque delle barriere da sfruttare al momento giusto e nel modo giusto.
Il tutto, ovviamente, se si dispone della tecnica necessaria per compiere determinate azioni: saper applicare le manovre di base della Monta Western nel modo giusto e al momento giusto costituisce sicuramente una marcia in più rispetto a chi ha idea che basti saper correre dietro a un vitello per poter vincere. In quel caso probabilmente nemmeno la Dea bendata potrà molto!
Dunque: calma, lucidità, e tecnica sono le carte vincenti che ogni penner deve assolutamente coltivare sia per se stesso che per il piacere di regalare al pubblico uno spettacolo da ammirare con piacere.

A. F.

Vietata la riproduzione anche parziale di contenuti e grafica senza il permesso d’autore – Copyright 2011©Team Penning Lazio